Cronaca di una Notte speciale: L'Humanitas e il Sogno di Clitennestra al Liceo Leopardi
Il 27 marzo 2026, il Liceo Classico "G. Leopardi" di Macerata ha celebrato la XII edizione della Notte Nazionale del Liceo Classico, un evento che ha saputo coniugare la riflessione filosofica nei laboratori pomeridiani con la potenza catartica della tragedia greca in serata.
La prima parte dell'evento, svoltasi nei locali della scuola dalle ore 18:00, ha trasformato l'istituto in un percorso multidisciplinare intitolato “Homo sum”: dove sei, uomo?. Attraverso i quattro piani dell'edificio, la collaborazione tra i diversi dipartimenti ha consentito agli ospiti di esplorare il concetto di humanitas: dalle note del coro scolastico Leop- Harmony in biblioteca, alle mostre virtuali d'arte, dagli apporti della letteratura antica e moderna alle note rock della band Le Buone Note, fino alle riflessioni scientifiche e matematiche su Galileo e il cosmo. Dopo un momento di saluti nell'aula ristoro "Camilla Di Pietro", l'attenzione si è spostata al Cineteatro Don Bosco.
Sotto la regia di Francesco Facciolli e a cura del gruppo TaS, proprio in concomitanza con la Giornata Mondiale del Teatro, dodici studenti delle classi terminali hanno portato in scena "Φόνος, ἐκδίκησις - Il sogno di Clitennestra", un dramma di rara intensità emotiva. Il testo, una sapiente trama di brani tratti dall' Agamennone e dalle Eumenidi di Eschilo, dall' Ifigenia in Aulide di Euripide e di inserti originali, ha esplorato il ciclo inarrestabile della violenza.
Un unico, potente elemento scenografico ha segnato la narrazione: un drappo rosso fatto scivolare dalle Erinni lungo le scale, simbolo del sangue versato che lega il sacrificio di Ifigenia all'assassinio di Agamennone.
Centrale il contrasto cromatico e simbolico. Una Clitennestra in rosso sangue, dominata dalle Erinni (presenze oscure in nero che agivano come sua proiezione violenta), e una Cassandra in bianco, figura tragica e inascoltata nel suo vaticinio di morte.
Il Coro, vestito del nero rigoroso del teatro, ha scandito ossessivamente il titolo dello spettacolo: “Omicidio, vendetta... col tempo dimentichiamo anche da dove è cominciato il tutto”.
Al termine della rappresentazione, l'emozione è esplosa in un momento di profonda gratitudine. Gli studenti del quinto anno hanno letto un testo autografo per ringraziare il regista Facciolli, sottolineando come il teatro sia stato, in questi cinque anni, uno strumento fondamentale di scoperta e crescita personale.
Il momento conclusivo della serata, coordinato dalla studentessa Greta Pagnanelli, ha dato voce alla rete di supporto che ha reso possibile l'evento. Un ringraziamento speciale è andato alle professoresse Luisa Gentili ed Ester Nicoletti per l'impeccabile supporto organizzativo, insieme alle professoresse Marina Pallotto e Raffaella Lattanzi dell’Associazione "Amici del Classico".
Il palco è diventato, quindi, lo spazio per una riflessione corale sul valore dell'iniziativa, aperta dal Dirigente Scolastico, Prof. Simone Cartuccia, che, visibilmente colpito dal talento dei suoi studenti, ha lodato l'alto spessore artistico e la densità del messaggio trasmesso, sottolineando con orgoglio la maturità raggiunta dai ragazzi. A fargli eco è intervenuto il Prof. Ambrogio Selusi che, in rappresentanza del Rettore di UniMc, ha riconosciuto la straordinaria capacità degli attori di trasmettere passione e un coinvolgimento emotivo tale da conquistare l'intero pubblico, numeroso e profondamente partecipe.
La Prof.ssa Alessandra Baldoncini, referente del progetto, ha riportato l'attenzione sul cuore filosofico dell'evento ricordando come l'humanitas trovi la sua piena realizzazione proprio in questa capacità dell'individuo di riconoscersi all'interno di una comunità di simili.
Ed è forse questa riflessione della professoressa la risposta alla domanda “Dove sei, uomo?”, dalla quale la riflessione era partita. Alla Notte Nazionale del Liceo Classico del Leopardi di Macerata abbiamo visto l’uomo nella collaborazione tra le lettere, le lingue, l’arte, la musica, la filosofia e le scienze, nel movimento corale in cui ciascuna voce si è armonizzata con le altre e delle altre si è messa a servizio.
L’uomo era nei giovani che hanno offerto il loro tempo e il loro talento, a volte nascosto dalla timidezza sui banchi, ma esploso sul palco in tutta la sua freschezza. L’uomo era nella gioia ritrovata da ragazzi che oggi definiamo fragili, ma quando si accorgono di essere realmente guardati e trovano uno spazio che li accoglie e dà loro la possibilità di esprimersi, fioriscono in sorrisi inaspettati.
